Autosvezzamento o Svezzamento Tradizionale?

Autosvezzamento o Svezzamento Tradizionale?

Facciamo un mix? E’ sempre praticabile l’autosvezzamento? Quando è invece utile cominciare con uno schema di svezzamento tradizionale?

Autosvezzamento: nuova moda del momento? Se ci pensate forse è il contrario: sono gli schemi di svezzamento ad essere una “moda” passeggera degli ultimi 30-40 anni.

L’autosvezzamento esisteva invece già da millenni.

L’abitudine di tenere il piccolo con se mentre si mangia e lasciargli toccare e assaggiare quello che sta mangiando il genitore è probabilmente la forma più antica di svezzamento.

E credo sia anche la migliore: se mamma e papà hanno il tempo di sedersi a tavola e coinvolgere il proprio bimbo a sperimentare l’esperienza “cibo” come qualcosa di entusiasmante da scoprire!

Il bimbo non vuole più la pappa? Prendetelo come un segnale!

Tutto ciò vi aiuterà anche ad evitare ciò che spesso accade a fronte di una dieta dai sapori troppo monotoni:

“Mangia sempre le stesse cose”

“Non assaggia mai niente di nuovo”

O in ultimo: “Dottore non vuole più la pappa! La rifiuta!”

Sapete che tali “drammi” trovano spesso origine in uno svezzamento eccessivamente schematico e monotono?

E che di fronte a un rifiuto della pappa la strategia migliore è proporre al bimbo assaggi del proprio cibo secondo la prospettiva dell’autosvezzamento?

“Non è presto per i legumi?”“Non è presto per l’uovo?” – “Il pesce dai 9 mesi in poi” – “Il pomodoro a 8 mesi” – “Il bianco d’uovo da 1 anno” .

Ma come può mai diventare “buongustaio” un bimbo costretto quotidianamente a confrontarsi con le stesse monotone pappine. Come può amare la tavola un piccolino che venga quasi forzatamente imboccato dal suo nuovo, strano nemico di nome cucchiaino?

Coinvolgere il piccolo in una dieta variegata sin dai primi tempi, mettendolo a tavola coi genitori dai 6 mesi e assecondare la sua curiosità verso il cibo di mamma e papà è di certo il modo migliore per insegnargli pian piano ad accettare tutto.

Magari, nei primi tempi pre-dentizione, con qualche frullatina, schiacciatina o sminuzzatina per adattare il boccone alla sua capacità masticatoria.

Tutto questo si chiama autosvezzamento!

Rendiamo piuttosto il pasto un momento di piacere e scoperta se vogliamo che il nostro bimbo diventi un “piccolo Cannavacciuolo” formato bonsai! Stimoliamolo alla novità, alla curiosità, alla manina che attivamente prende e porta in bocca, al gusto nuovo e diverso ogni giorno!

Cos’è lo svezzamento?

Lo svezzamento è il graduale passaggio da un’alimentazione a base di latte ad una dieta varia, con cibi solidi o semi-solidi, via via più simile a quella degli adulti.

Il modo ideale di svezzare un bambino è anche quello più antico: l’autosvezzamento.

Mettere il piccolo a tavola coi genitori dai 6 mesi di vita e attendere che mostri interesse verso i piatti di mamma e papà.

Lasciare che afferri il cibo (schiacciandolo, frantumandolo o sminuzzandolo ove necessario) e ne sperimenti spontaneamente odore, consistenza e gusto.

Ciò è di certo quanto hanno fatti i nostri avi prima che l’industrializzazione delle nostre esistenze partorisse il concetto di “pappa”.

Ma è sempre praticabile l’autosvezzamento? Presenta anche svantaggi?

Esistono situazioni in cui è più opportuno procedere secondo schemi di svezzamento che offrano alla famiglia chiari e rassicuranti punti di riferimento?

Lavoro da anni come pediatra e so bene che oggi sono tante le mamme che si pongono tali quesiti e sono spesso confuse da queste due “correnti di pensiero” sullo svezzamento e indotte a pensare di dover fare una scelta: autosvezzamento o svezzamento tradizionale?.

Se siete su questa pagina è perché state cercando di capire i pro e i contro delle 2 modalità di svezzamento, perché siete legittimamente attratte dall’autosvezzamento ma avete paura di non riuscire a condurlo in modo adeguato.

Per quanto l’auto-svezzamento sia il metodo auspicabile per una serie di vantaggi che ora vedremo, bisogna prender atto che non è praticabile in tutte le famiglie ed è compito del pediatra orientare verso il comportamento più adatta a quel particolare contesto familiare, che potrebbe anche essere un mix tra i due metodi.

A mio giudizio, alcune domande da porsi per valutare la necessità di uno svezzamento con pappa (anticipato magari a 4 mesi) sono:

  • Siamo di fronte a un bambino che per motivi clinici o per particolari condizioni di rischio potrebbe beneficiare di uno svezzamento anticipato a 4-6 mesi?
  • Siamo di fronte a un bambino a rischio di carenza di ferro?
  • Siamo di fronte a una famiglia in cui non ci si siede a tavola regolarmente per motivi vari (orari di lavoro…etc) e si hanno difficoltà a creare il rituale “pranzo” e “cena” insieme?
  • Siamo di fronte a genitori eccessivamente carichi di ansia da prestazione e con vitale necessità di una sorta di “istruzioni scritte” per riuscire a procedere?
  • Siamo di fronte a una famiglia dalle pessime abitudini alimentari e non prevediamo riusciranno a cambiarle nei prossimi 6 mesi?

Le domande appena lette ci aiutano a identificare i contesti ove procedere a uno svezzamento tradizionale con pappa (almeno nelle fasi iniziali).

Ma entriamo nel merito ed esaminiamo più da vicino lo svezzamento tradizionale e l’autosvezzamento, coi rispettivi vantaggi e svantaggi.

Svezzamento “tradizionale” con pappa

Il concetto base è offrire al bambino a orari prestabiliti e schematici, 3 cose: pappa + assaggi di verdure cotte + frutta

  • La pappa è una sorta di purea  cremosa a base di: brodo vegetale + 30 gr di un cereale fortificato + 30 gr di omogeneizzato di carne o pesce + 30 gr di verdure cotte passate + olio EVO (1 cucchiaio)
  • Gli assaggi di verdure cotte: cos’è questa novità? Subito dopo la pappa (o anche durante) è utile offrire al piccolo qualche assaggio delle verdure cotte nella preparazione del brodo, magari schiacciandole se manca ancora la dentizione. Ciò aiuterà l’accettazione dei diversi tipi di sapori.
  • La frutta sottoforma di omogeneizzato o frutta fresca, può essere offerta  subito dopo la pappa o dopo una pausa di 1-2 ore (magari con un pisolino). Ricordate che la frutta non è sostitutiva della poppata e ma è un alimento aggiuntivo alla pappa o alla poppata successiva.

Quanto latte? Ovviamente il bimbo svezzato inizia a saltare almeno la poppata di mezzogiorno (sostituita dalla pappa). Con l’aggiunta della seconda pappa e col passare dei mesi tenderà a portarsi sull’assunzione di 2 pappe + 3-4 poppate al giorno, fino a che, con l’integrazione della merenda, giungerà a 2 pappe + 2-3 poppate (senza mai superare i 500 ml di latte al giorno dopo i 12 mesi di vita!)

Tutto questo discorso ovviamente vale per il bimbo allattato in formula poiché l’allattato al seno continuerà a bere latte materno anche oltre i 12 mesi e fino a quando lo vorrà!

A che ora dare la pappa?

A differenza dell’auto-svezzamento, nell’ambito dello svezzamento tradizionale il bambino mangia cose diverse dai genitori e per motivi pratico-organizzativi in cucina, si tende a farli mangiare un po’ prima.

Ecco che la prima pappa solitamente viene offerta tra le 11:00 e le 13:00 (quando è più comodo per le esigenze della famiglia) e la seconda pappa viene introdotta dopo 20-30 giorni tra le 18:00 e le 20:00

A che età iniziare lo svezzamento tradizionale?

Se possibile sarebbe auspicabile svezzare il bambino a partire dai 6 mesi di vita come suggerito dall’OMS.

Tuttavia esistono alcune condizioni di rischio clinico in cui il pediatra potrebbe optare per uno svezzamento anticipato a 4 mesi di vita. Mai prima dei 4 mesi data l’immaturità intestinale.

Autosvezzamento

Il concetto base qui è coinvolgere. In che modo? Semplicemente avvicinando il seggiolone del piccolo al tavolo dei genitori durante il pasto.

Si cucina un’unica volta, i genitori dovranno aderire ad una dieta sana ed equilibrata così da indurla automaticamente anche al proprio bimbo.

Laddove il piccolo si mostri incuriosito alla vista di ciò che mamma e papà portano alla bocca, sgrani gli occhi, tenda la mano, non bisogna far altro che mettergliene un po’ nel suo piatto e attendere (schiacciando, frantumando o sminuzzando ove necessario per l’assenza di dentizione).

A questo punto il piccolo potrebbe afferrarlo con le mani. O non potrebbe.

Potrebbe portarlo alla bocca. O non potrebbe.

Potrebbe iniziare a masticarlo con le gengive (o con qualche dentino), sputacchiarlo oppure ingoiarlo. O non potrebbe.

Potrebbe farci capire che ne vuole ancora. O non potrebbe.

Ripetendo ogni giorno e a tutti i pasti della famiglia questo coinvolgimento a tavola è inevitabile che il piccolo, in maniera attiva, si autosvezzerà giungendo entro l’anno ad avere un alimentazione assimilabile a quella della propria famiglia. Che si spera sia sana ed equilibrata!

I vantaggi dell’autosvezzamento, oltre che pratico-organizzativi (si cucina una volta per tutti), risiedono anche nel fatto che inducono il naturale evitamento di pressanti condotte genitoriali a “finire tutta la pappa” o “forzature al cucchiaino” da cui talora il bimbo si sente aggredito.

E quando un bimbo si sente aggredito dal cibo nuovo (invece che coinvolto!) il più delle volte reagirà con la classica bocca serrata o lo snervante “sputacchiamento”, finendo così col trasformare un momento di gioia e condivisione, in un momento di tensione, che culminerà il più delle volte nella classica frase esclamata ogni giorno nello studio di ogni pediatra:  “Dottore questo bambino non vuole proprio mangiare!”

A che ora farlo mangiare?

Quando mangia la famiglia! Di qui si capisce che l’autosvezzamento è praticabile solo in famiglie con ritmi sani ove ci si riesca a sedere ad orari regolari a tavola.

Nel caso (non infrequente!) di famiglie in cui, tra turni di lavoro o altre pressioni sociali, il momento del pranzo è divenuto pressochè inesistente (e si mangia “al volo”!), allora conviene lasciarsi guidare dallo schema pratico di svezzamento sopra accennato.

A che età iniziare l’autosvezzamento?

A tavola coi genitori va messo non prima dei 6 mesi. Ma comunque è il bimbo stesso che, incuriosito di ciò che fanno a tavola mamma e papà, ci mostrerà chiari segnali di interesse al cibo facendoci capire che è il momento di tritargli qualcosa dal nostro piatto e metterglielo “a portata di manina” lì sul seggiolone!

Posso passare all’autosvezzamento se ho già cominciato uno schema tradizionale?

Certo che si! Se vediamo che il piccolo ci osserva mangiare ed è attratto dal nostro cibo, basterà assecondarlo e sarà lui stesso a passare dall’una all’altra modalità di svezzamento!

A questo link trovate il mio schema di svezzamento tradizionale: volutamente flessibile e poco rigido, esso vuole essere giusto uno punto di partenza per muovere i primi passi quando l’autosvezzamento sia necessario, ma per varie ragioni e giudizio del vostro pediatra, ancora impraticabile,

Di certo in questo schema di svezzamento non troverete obsolete prescrizioni del tipo “prima la bietola, poi il fagiolino” o ancora “i legumi a 8 mesi, l’uovo a 1 anno”.

Oggi sappiamo che prima rendiamo ricca e varia la dieta del piccolo meglio è! Non c’è alcuna ragione per ritardare alcuni alimenti rispetto ad altri! Nel seguire lo schema qui sopra linkato sentitevi quindi liberi di variare come volete tra pastina, verdure, carni di vario tipo, pesce. uovo etc

Se poi vedete che il piccolo è attratto dai cibi solidi che mangiano mamma e papà non abbiate paura di tritarglieli e offrirglieli nel suo piatto sul seggiolone.

Accade che poi magari si sazia e non mangia più la sua pappa? Meglio! In questo caso vuol dire che sta spontaneamente passando dallo svezzamento tradizionale all’autosvezzamento avvicinandosi più rapidamente alla dieta della sua famiglia!

E non è questo forse l’obiettivo dello svezzamento?

Fonti:

  • Principi-Rubino, Pediatria generale e specialistica, Casa Editrice Ambrosiana, Seconda edizione, 2017
  • Alvisi et al. Italian Journal of Pediatrics (2015) Recommendations on complementary feeding forhealthy, full-term infants, 41:36 DOI 10.1186/s13052-015-0143-5
  • Foto di congerdesign da Pixabay

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