Bambino che annega: come agire?

Bambino che annega: come agire?

Come agire quando un bambino finisce sott’acqua? Come comportarsi quando non tossisce e non rinviene?

In questo articolo voglio darvi un rapido schema di intervento da utilizzare quando un bambino (ma anche un adulto!) “beva” acqua in mare o in piscina.

Sarebbe corretto dire “inala” (invece di “beve”) ma so per certo che voi su Google cercate più spesso “bambino che beve a mare” e cercate molte volte anche “donna che annega” (molto più di “bambino che annega”!): possibile siate più interessati a salvare una donna che un bambino?

Io non credo proprio! 😉

E credo invece che siete qui perchè vi sta a cuore salvare chiunque in caso di annegamento!

Ed ecco perchè, nonostante da pediatra mi prema proporre in primis uno schema di soccorso per l’annegamento nei bambini, vi rassicuro dicendovi che lo schema concettuale che ora vedrete è applicabile anche ad adulti (con le dovute differenze in alcune posizioni e tecniche di soccorso, che approfondisco nel mio videocorso sull’app EmTraining).

Vi parlo dunque dei possibili scenari dell’annegamento: verde, blu e rosso… da quello banale del bimbo che finisce pochi secondi sotto e ne esce tossendo e con conati a quello di chi invece restando più a lungo immerso ne esce privo di sensi.

Saper intervenire su una persona annegata in attesa del 118/112 può davvero fare la differenza tra la vita e la morte, soprattutto nei casi di annegamento avanzato (ovvero quando il soggetto sia rimasto in acqua a lungo!).

Cosa accade quando si inala acqua?

In un primo momento la laringe si serra a difesa (laringospasmo – annegamento iniziale) finché poi, sfiancata, si rilascia e i polmoni come spugne vengono inondati d’acqua (annegamento avanzato).

Va però detto che nel 10-20% dei casi quest’ultima cosa non avviene, restando la laringe serrata per tutto il tempo (annegamento “a polmoni asciutti”.

In ambito pediatrico poi, sappiamo bene come un bimbo possa annegare finanche in pochi centimetri d’acqua: una piscina per bambini, la vasca di casa o addirittura un secchio d’acqua!

Come è possibile? Come mai non riesce a tirarsi fuori dall’acqua pur se gli basterebbe semplicemente mettere i piedi a terra?

Il problema sta nel fatto che, subito dopo aver inalato le prime boccate d’acqua, il piccolo si avvilisce. E nell’avvilirsi non riesce più a creare una strategia motoria per tirarsi fuori dall’acqua, pur dove si tratti semplicemente di puntare i piedi a terra

Ecco perchè un banale secchio d’acqua può rivelarsi fatale per un bambino di 1-2 anni che vi caschi con la testa dentro!

Così come una piscinetta per bambini può mettere a rischio bimbi anche più grandi che non sappiano ancora gestirsi bene quando finiscano sott’acqua.

Pur se ci toccano!

Cosa faccio appena lo tiro fuori dall’acqua?

Lo scenario che avrò di fronte dipende da quanto tempo il soggetto è rimasto in acqua e dunque in quale “fase di annegamento” me lo ritrovo.

In primis lo osservo:

  • Se cosciente e tossisce (SCENARIO VERDE, il più frequente) assecondarne la tosse incoraggiandola. Non capovolgerlo nè scuoterlo. In tal modo finiremmo con inibire la sua tosse spontanea, che è il rimedio più efficace per espellere l’acqua inalata.
  • Se incosciente ma tossisce (SCENARIO BLU) significa che ha ripreso a respirare: adagiarlo sul lato e osservarne la tosse; stimolarlo a risvegliarsi.
  • Se incosciente e non tossisce (SCENARIO ROSSO) significa che non respira: tappargli il naso, sollevargli il mento e ventilare 5 volte aderendo ermeticamente alla sua bocca (linee guida europee; per le linee guida americane ventilare invece 2 volte).

In quest’ultimo caso, qualora il piccolo sia ancora nella fase laringospastica (annegamento iniziale), il nostro flusso d’aria sul laringe ne provocherà il rilascio e partirà con la tosse passando così in scenario blu (quindi lateralizzarlo!).

Se invece tosse e respiro non partono subito è possibile che i polmoni già siano inondati (annegamento avanzato). In tali casi la rianimazione da parte di laici (non-sanitari) prosegue alternando 30 compressioni toraciche ogni 2 ventilazioni bocca-bocca.

Fino alla ripresa del piccolo (se si muove o inizia a tossire interrompere rianimazione e lateralizzarlo!) o fino all’arrivo del 118 (o 112 in alcune regioni).

Il 118/112 va sempre chiamato in scenario blu o rosso.

Lo scenario verde invece può avere livelli di gravità molto variabili ed è utile valutare il da farsi confrontandosi col proprio pediatra o in guardia medica: serve una valutazione ospedaliera? Loro potranno aiutarvi a decidere se andare in PS.

La tabella riassuntiva di seguito allegata è estratta dal Manuale di Primo Soccorso “Faro Pediatrico” di cui ho curato i contenuti. Tale manuale è sull’app EmTraining e la sua prima sezione è gratuita . Al suo interno trovate anche le fonti cui ho attinto per questo articolo.

Avrete poi notato, leggendo questo articolo, che vi sono piccole differenze tra linee guida europee e americane. Personalmente, specie in tema di annegamento, preferisco quellle europee e spiego il perché alla fine del manuale su EmTraining.

Su tale manuale trovate anche meglio descritta la logica che utilizzo per la didattica “a scenari colorati” e come questa si adatti a varie altre situazioni di emergenza.

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