Bronchiolite neonati: sintomi, terapia, durata e prevenzione

Da un semplice raffreddore a bronchiolite: quali sintomi osservare nei primi 24 mesi?

Il pensiero che un semplice raffreddore possa trasformarsi in bronchiolite nel giro di un paio di giorni è inevitabile quando si ha a che fare con neonati o bimbi sotto i 24 mesi.

Il tutto dipende molto da quale virus gli sta provocando il raffreddore: se si tratta infatti di uno di quei virus che come il virus sinciziale (o altri della sua “comitiva”) dopo 2 giorni di raffreddore “si annoiano” e scendono “a far baldoria” anche giù nei bronchioli (la parte più profonda dei bronchi) ecco che il raffreddore è diventato una bronchiolite!

Ed ecco che il piccolo comincerà ad avere una serie di difficoltà respiratorie che vanno ben oltre il semplice “respiro pesante” da ingombro nasale da muchi.

Comincerà una dispnea vera e propria (difficoltà respiratoria) caratterizzata dai sintomi qui elencati tra cui quello più importante (da non lasciarsi mai sfuggire) è l’ipoalimentazione:

  • polipnea: aumento della frequenza respiratoria oltre i 60 atti respiratori al minuto
  • distress / sforzo respiratorio: rientramenti della pelle intercostali, sottocostali e giugulari, “boccheggiamento” delle narici (boccheggiano esattamente come la bocca di un pesciolino)
  • ipoalimentazione: se ha una difficoltà respiratoria tale da non riuscire a tenere la bocca occupata per alimentarsi al seno o al biberon, allora potrebbe addirittura essere necessario un ricovero per aiutarlo con ossigeno

Non sempre però il ricovero è necessario. C’è anche chi la bronchiolite l’ha avuta in forma più lieve e, dopo valutazione del proprio pediatra, si è optato per gestirla a casa attraverso gli opportuni controlli.

In questo breve articolo voglio fornirvi gli elementi essenziali per restar sereni quando c’è da restar sereni o allarmarsi quando invece è dovuto.

E nel terzo paragrafetto che segue tra poche righe voglio anche darvi qualche precisazione in più sui sintomi che in questa piccola introduzione mi sono limitato ad accennare.

Cos’è la bronchiolite?

La bronchiolite virale è un infezione della parte terminale del bronco (detta bronchiolo) causata da vari tipi di virus.

Nell’80% dei casi il colpevole è il Virus Respiratorio Sinciziale ma sappiamo bene che anche altri virus possono causarla in bimbi predisposti (es: virus influenzali, parainfluenzali, adenovirus, metapneumovirus…etc).

Può dunque venire più di una volta? Purtroppo si: se il piccolo ha la sfortuna di incappare in virus differenti cui non è ancora immunizzato che gliela inneschino, purtroppo questa brutta esperienza può ripetersi.

Perchè un raffreddore diventa bronchiolite?

Perchè esiste una miriade di virus che mentre in adulti (o bimbi sopra i 2 4 mesi) decorrono in forma asintomatica o come semplice raffreddore, nei primi 24 mesi (specie nei primi 12!) hanno invece una maggiore penetranza riuscendo a giungere fino ai bronchioli, ostruendoli.

Una cosa che impari (con stupore!) ai primi anni di medicina è che ogni agente infettivo può dare una forma patologica differente in diversi soggetti.

Età, sesso e una miriade di altri fattori individuali e immunologici che non sto qui ad elencare si rendono responsabili del fatto che il medesimo virus dà decorsi diversi in base a chi se lo becca.

Una lezione che abbiamo tutti imparato col Covid: c’è chi lo prende grave, chi come raffreddore o influenza e chi nemmeno si accorge di averlo avuto. Questioni di biodiversità immunitaria.

E tale discorso non vale solo per il Covid ma per qualsiasi agente infettivo, inclusi i vari virus alla base della bronchiolite dei neonati.

In quanto tempo un raffreddore diventa bronchiolite?

In media la trasformazione dell’apparente raffreddore in bronchiolite avviene in 2-3 giorni.

Il passaggio da uno stato di respiro semplicemente rumoroso ad un vero e proprio distress respiratorio può però essere talora rapida e inaspettata nel giro anche di sole 2-3 ore!

Se il piccolo ha raffreddore già da 4-5 giorni si può dunque stare relativamente più sereni che non evolverà più in bronchiolitie… a meno che non incontri un nuovo virus tra quelli sopra citati!

Qual è il periodo della bronchiolite?

Il periodo invernale e in particolare da Novembre a Marzo.

Infatti proprio in questo periodo alcune categorie di bambini a rischio di sviluppare decorsi gravi della bronchiolite vengono sottoposti a immunoprofilassi con Palivizumab (es: Synagis) un anticorpo monoclonale che neutralizza il virus appena fa capolino nell’organismo.

Tali categorie sono ad esempio: ex prematuri, bambini cardiopatici, bambini immunodeficienti o con affezioni respiratorie croniche.

Sintomi della bronchiolite

Come sopra vi accennavo i sintomi in breve sono i seguenti 3:

  • Polipnea (detta anche tachipnea)
  • Segni di sforzo respiratorio
  • Riduzione dell’appetito

Ma in questo paragrafetto voglio darvi qualche dettaglio in più per capire per bene di che parliamo.

Polipnea

Dal momento che la bronchiolite provoca infiammazione, congestione e ostruzione al passaggio d’aria nei bronchioli terminali il bambino si trova costretto a respirare più velocemente del solito per incamerare quanta più aria possibile.

Se nei primi 2-3 giorni quindi il piccolo presentava semplicemente un respiro pesante e rumoroso a causa dei muchi nasali, con l’instaurarsi della bronchiolite comincia a manifestare polipnea ovvero:

  • nei primi 2 mesi di vita: se fa più di 60 atti respiratori al minuto
  • dai 2 ai 12 mesi: se fa più di 50 atti respiratori al minuto
  • dai 1 a 5 anni: se fa più di 40 atti respiratori al minuto

Vi basterà quindi contare quante volte respira in un minuto per orientarvi e confrontarvi in maniera più consapevole col vostro pediatra.

Distress respiratorio

Nel compiere tutti questi sfiancanti atti respiratori il piccolo comincia ad utilizzare anche altri muscoli (oltre al diaframma). Ed ecco che compaiono visibili segni di sforzo respiratorio (o distress respiratorio):

  • rientramenti cutanei alla base del collo (al giugulo), tra le costole e sotto di esse
  • alitamento delle narici (boccheggiano a mo’ di pesciolino)

Ipoalimentazione

Ed infine, un bambino che respira a fatica ancor prima che compaiano tutti i sintomi finora spiegati presenterà una riduzione dell’appetito o addirittura smetterà del tutto di mangiare (in quest’ultimo caso la situazione è seria).

Monitorare quanto mangia è di certo un ottima “spia” per capire se il raffreddore sta diventando bronchiolite.

Un accurato lavaggio nasale prima di ogni poppata vi aiuterà anche nell’eseguire correttamente tale valutazione (oltre ad aiutare il bimbo ad alimentarsi).

Bronchiolite: serve la radiografia?

Assolutamente no. Per fare diagnosi di bronchiolite è sufficiente un’accurata visita pediatrica magari completata da misurazione della saturazione di ossigeno (la famosa “lucina rossa” che mettono sul ditino in pronto soccorso e che risulta adeguata se supera almeno 96%).

A sostegno della diagnosi, oltre alla visita ci saranno l’età del piccolo, la stagionalità dei virus.

L’evidenza clinica di segni di distress respiratorio e rumori toracici suggestivi (talora piccoli rantoli ) permette al pediatra di porre diagnosi di bronchiolite e prescrivere adeguata terapia.

La radiografia è utile solo quando il quadro sia particolarmente severo o non vi siano segni di miglioramento o ci sia un fondato sospetto di complicazioni respiratorie (ad esempio una polmonite a focolaio) che rendono necessarie ulteriori terapie.

Bronchiolite: curarla a casa o a ricovero?

Sarà il pediatra a stabilire se il piccolo necessita di ricovero o se può avvalersi di una gestione domiciliare.

Il ricovero ospedaliero sarà necessario soprattutto per quei bambini che presentano una difficoltà respiratoria importante con segni di insufficienza e per quei bambini che hanno difficoltà ad alimentarsi.

In genere le indicazioni assolute al ricovero in ospedale:

  • Incapacità a bere ed alimentarsi
  • Sonnolenza e abbattimento
  • Crisi di apnea (mancanza di respiro)
  • Cianosi (colorito bluastro di cute e mucose)
  • Frequenza respiratoria oltre i 70 respiri al minuto

Ma il ricovero ospedaliero andrebbe considerato anche in bambini con:

  • Cardiopatie
  • Malattie polmonari croniche
  • Immunodeficit
  • Sindrome di Down
  • Storia di grave prematurità alla nascita

Terapia ospedaliera della bronchiolite

In genere le misure terapeutiche in ospedale per un bimbo con bronchiolite sono:

  • Ossigenoterapia laddove possibile erogata con tecnologia ad alti flussi
  • Infusione di liquidi ed elettroliti in vena
  • Aerosol con adrenalina (se opportuno)

Terapia a casa della bronchiolite

I cardini della gestione domiciliare del lattante con bronchiolite (che non presenti le indicazioni al ricovero sopra descritte) sono:

  • Lavaggi e aspirazione nasale: è fondamentale tenere il naso più libero possibile, soprattutto prima che il piccolo faccia la poppata
  • Assicurarsi che si alimenti e si idrati normalmente
  • Sotto la guida del proprio curante considerare aerosolterapia con broncodilatatori (che non sempre sono efficaci, ma può valer la pena tentare soprattutto se il piccolo soffre anche di broncospasmo)

Bronchiolite: serve anche l’antibiotico?

Assolutamente no.

I virus non si curano con gli antibiotici e non fa eccezione il virus respiratorio sinciziale o gli altri sopra elencati causanti bronchiolite.

La prescrizione di antibiotico si renderà però utile in caso di complicanze (ad esempio se alla bronchiolite si sovrappone un focolaio di polmonite).

Bronchiolite: serve anche il cortisone?

Assolutamente no.

Il cortisone non è utile quando come nel caso della bronchiolite sono i bronchioli terminali ad essere ostruiti ma per altri tipi di ostruzione respiratoria (come laringospasmo o broncospasmo). Dunque avere utilità solo nelle forme ove si associ anche broncospasmo.

Leggi anche – Bentelan, tosse e affanno nei bambini: quando il cortisone serve davvero?

Bronchiolite: provoca problemi futuri?

Fortunatamente la maggior parte dei casi di bronchiolite guarisce completamente senza alcun esito a distanza.

Molti di questi bambini potrebbero però avere maggiore tendenza al broncospasmo (cioè asma) in corso di infezioni respiratorie.

Diversi studi descrivono l’esistenza di associazione tra bronchiolite e broncoreattività dei primi anni di vita: in pratica sembrerebbe che i bambini che sviluppano bronchiolite hanno anche una maggiore predisposizione ad andare in broncospasmo di fronte a molteplici fattori di stimolo infettivi.

Inoltre, diversi casi di bronchiolite esitano in una sintomatologia respiratoria caratterizzata da tosse e sibili che persiste nelle settimane successive l’episodio per poi andare gradualmente incontro a miglioramento.

Rari sono i casi in cui la bronchiolite non si risolve ed evolve in una malattia polmonare progressiva chiamata bronchiolite obliterante che compromette piccoli e grandi bronchi con formazione di bronchi ectasie (cioè dilatazioni bronchiali patolgiche). Queste forme polmonari ingravescenti si osservano più spesso dopo bronchioliti da adenovirus.

Prevenzione della bronchiolite

In tutti i bambini

Ecco una pratica lista di consigli per prevenire la bronchiolite nel vostro piccolo bimbo:

  • Allattamento al seno: è un importante fattore protettivo!
  • Evitate il fumo passivo: faciliterebbe l’infezione
  • Evitate la condivisione di giocattoli con altri bambini, specie se questi ultimi sono raffreddati!
  • Lavatevi le mani prima di toccare il bambino!

Nei bambini a rischio

Il Sinagys contiene Pavilizumab un anticorpo monoclonale contro il principale virus causa di bronchiolite: il VRS (Virus Respiratorio Sinciziale).

Viene utilizzato per prevenire le gravi conseguenze che potrebbero scaturire dall’infezione in particolari categorie di bambini a rischio:

  • Prematuri: più precisamente ogni bambino nato con età gestazionale inferiore a 35 settimane e che abbia meno di 6 mesi di vita all’inizio della stagione epidemica del VRS (novembre-marzo)
  • Età inferiore a 2 anni affetti da cardiopatie congenite emodinamicamente significative
  • Età inferiore a 2 anni che hanno dovuto ricevere cure per displasia broncopolmonare negli ultimi 6 mesi
  • Affetti da immunodeficienze: si è visto che possono trarne vantaggio anche se non ci sono raccomandazioni specifiche

Il Synagis viene iniettato in muscolo (sulla coscia) ad un dosaggio di 15 mg per ogni chilo di peso corporeo per una volta al mese per 5 mesi al fine di ottenere una protezione dal VRS per tutta la durata della stagione epidemica (da Novembre a Marzo).

Dott. Raffaele Troiano – Pediatra

  • Principi-Rubino, Pediatria generale e specialistica, Casa Editrice Ambrosiana, Seconda edizione, 2017
  • Foto di jun yang da Pixabay

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