Bronchiolite neonato: sintomi, terapia, quanto dura

Come distinguere un raffreddore da una bronchiolite? Ecco i sintomi nel neonato e nei primi mesi…

Quando un neonato o bambino di pochi mesi ha il raffreddore la paura è sempre la stessa: e se diventa bronchiolite?

E vi assicuro che questo è anche il timore di ogni pediatra, tantochè ci sentiamo sempre in dovere di mettere in guardia le famiglie.

Ognuno di noi pediatri ha infatti nel suo bagaglio di esperienza il ricordo di un neonato o bimbo di pochi mesi che alla visita del mattino era magari solo raffreddato e il pomeriggio era invece in ospedale per bronchiolite.

E il sangue ti si raggelava…

Avrò sbagliato qualcosa alla visita? (ti chiedi le prime volte che ti succede).

Poi col tempo capisci quanto la bronchiolite sia subdola: si traveste da raffreddore nei primi 2-3 giorni e viene poi fuori all’improvviso!

“Dottò stamattina l’ha visitato il suo pediatra e ha detto che era solo raffreddore!” inveisce talora contro il pediatra di famiglia il genitore in ospedale quando gli parli di bronchiolite.

È giusto spiegare sempre a questi genitori che è inutile prendersela col pediatra di famiglia: magari poche ore prima era davvero solo un raffreddore e il distress respiratorio da bronchiolite è iniziato da poco!

Purtroppo è nell’indole della bronchiolite essere così subdola e tirare questi scherzi dopo un apparente raffreddore.

Ma detto ciò rispondiamo subito alle vostre domande:

  • perchè il raffreddore può diventare bronchiolite nei neonati e nei bambini fino a 2 anni?
  • quali sintomi devo osservare per accorgermi che il raffreddore si sta trasformando in bronchiolite?
  • è possibile prevenire la bronchiolite in bambini a rischio complicanze?

Raffreddore che diventa Bronchiolite: perchè succede?

Succede perchè quella miriade di virus che provocano un semplice raffreddore ad adulti e bimbi più grandicelli, nei primi mesi possono invece penetrare fino ai bronchioli ostruendoli.

Il VRS (Virus Respiratorio Sinciziale) è solo il “capostipite” dei virus respiratori che causano bronchiolite e ne provoca l’80% circa.

Il restante 20% dei casi dipende da altri virus (influenzali, parainfluenzali, adenovirus, metapneumovirus…etc).

La bronchiolite è una malattia che colpisce bambini di età inferiore a 2 anni anche se la maggior parte dei casi si verificano nel primo anno di vita.

Una cosa che impari (con stupore!) ai primi anni di medicina è che ogni agente infettivo può dare una forma patologica differente in diversi soggetti.

Età, sesso e una miriade di altri fattori individuali e immunologici che non sto qui ad elencare si rendono responsabili del fatto che il medesimo virus dà decorsi diversi in base a chi se lo becca.

Una lezione che abbiamo tutti imparato col Covid.

Ma che vale per ogni agente infettivo, virus batterio o fungo che sia.

La miriade di virus che oltre al VRS possono dare la bronchiolite nei primi 2 anni di vita, provocano invece in bambini più grandi e adulti comuni raffreddori, tosse e talora febbre.

E talora anche nulla!!! (asintomatici! esattamente come fa il Covid19!)

Ma quando tali virus beccano alcuni lattanti geneticamente e immunologicamente predisposti alla bronchiolite… ZAC… questa si sviluppa.

Tutto qui.

Ed è questa la ragione per cui si raccomanda di fare molta attenzione ai più piccini quando qualcuno è raffreddato!

Soprattutto durante il periodo invernale (da Novembre a Marzo) che è quello di massima diffusione della bronchiolite.

Vediamo ora i sintomi per riconoscerla.

Sintomi della bronchiolite

In breve:

  • Polipnea (detta anche tachipnea)
  • Riduzione dell’appetito
  • Segni di sforzo respiratorio (rientramenti della pelle al giugulo e al torace, alitamento delle narici)

Ma per ricordarci questi sintomi conviene capire per bene di che parliamo.

Polipnea

La bronchiolite è un’infezione virale che coinvolge i bronchioli terminali (parte finale dei bronchi) provocandone infiammazione, congestione e ostruzione al passaggio d’aria.

Per questa ragione il bambino deve iniziare a respirare più velocemente del solito al fine di incamerare quanta più aria possibile.

Nel decorso della bronchiolite si passa dunque dai primi 2-3 giorni in cui il virus è solo a livello nasale esprimendosi con raffreddore, alla penetrazione più profonda del virus con ostruzione anche dei bronchioli!

Se nei primi 2-3 giorni quindi il piccolo presentava semplicemente un respiro pesante e rumoroso a causa dei muchi nasali, con l’instaurarsi della bronchiolite comincia a manifestare polipnea.

Polipnea vuol dire che la frequenza respiratoria aumenta in modo stabile e duraturo oltre questi limiti:

  • primi 2 mesi: oltre i 60 atti al minuto
  • dai 2 ai 12 mesi: oltre i 50 atti al minuto

Dai 12 mesi in poi? Guarda il mio video sull’argomento linkato alla fine di questo paragrafo. Spiego tutto lì.

Vi basterà quindi contare quante volte respira in un minuto per orientarvi e confrontarvi in maniera più consapevole col vostro pediatra.

Segni di distress respiratorio

Nel compiere tutti questi sfiancanti atti respiratori il piccolo comincia ad utilizzare anche altri muscoli (oltre al diaframma). Ed ecco che compaiono visibili segni di sforzo respiratorio (o distress respiratorio):

  • rientramenti cutanei alla base del collo (al giugulo), tra le costole e sotto di esse
  • alitamento delle narici (boccheggiano a mo’ di pesciolino)

Riduzione dell’appetito

Ed infine, un bambino che respira a fatica ancor prima che compaiano tutti i sintomi finora spiegati presenterà una riduzione dell’appetito o smetterà del tutto di mangiare (in quest’ultimo caso la situazione è seria).

Monitorare quanto mangia è di certo un buon modo per capire se il raffreddore sta diventando o meno bronchiolite.

Un accurato lavaggio nasale prima di ogni poppata vi aiuterà anche nell’eseguire correttamente tale valutazione (oltre ad aiutare il bimbo ad alimentarsi).

Nel video che segue ti spiego in pochi minuti come distinguere il distress respiratorio della bronchiolite dal semplice raffreddore:

Raffreddore diventa Bronchiolite: in quanto tempo?

In media la trasformazione dell’apparente raffreddore in bronchiolite avviene in 2-3 giorni.

Il passaggio da uno stato di respiro semplicemente rumoroso ad un vero e proprio distress respiratorio (vedi il mio video qui linkato) può però essere talora rapida e inaspettata nel giro anche di sole 2-3 ore!

Se il piccolo ha raffreddore già da 4-5 giorni si può dunque stare relativamente più sereni che non evolverà più in bronchiolitie… a meno che non incontri un nuovo virus tra quelli sopra citati!

Bronchiolite: serve la radiografia?

Assolutamente no. Per fare diagnosi di bronchiolite è sufficiente un’accurata visita pediatrica magari completata da misurazione della saturazione di ossigeno.

Trattasi della famosa “lucina rossa” sul ditino che mettono in pronto soccorso e che risulta adeguata se superiore almeno al 96% .

A sostegno della diagnosi, oltre alla visita ci saranno l’età del piccolo, la stagionalità dei virus.

L’evidenza clinica di segni di distress respiratorio e rumori toracici suggestivi (talora piccoli rantoli ) permette al pediatra di porre diagnosi di bronchiolite e prescrivere adeguata terapia.

La radiografia è utile solo quando il quadro sia particolarmente severo o non vi siano segni di miglioramento o ci sia un fondato sospetto di complicazioni respiratorie (ad esempio una polmonite a focolaio) che rendono necessarie ulteriori terapie.

Bronchiolite: la curo a casa o a ricovero?

Sarà il pediatra a stabilire se il piccolo necessita di ricovero o se può avvalersi di una gestione domiciliare.

Il ricovero ospedaliero sarà necessario soprattutto per quei bambini che presentano una difficoltà respiratoria importante con segni di insufficienza e per quei bambini che hanno difficoltà ad alimentarsi.

In genere le indicazioni assolute al ricovero in ospedale

  • Incapacità a bere ed alimentarsi
  • Sonnolenza e abbattimento
  • Crisi di apnea (mancanza di respiro)
  • Cianosi (colorito bluastro di cute e mucose)
  • Frequenza respiratoria oltre i 70 respiri al minuto

Ma il ricovero ospedaliero andrebbe considerato anche in bambini con:

  • Cardiopatie
  • Malattie polmonari croniche (es: fibrosi cistica)
  • Immunodeficit
  • Sindrome di Down
  • Storia di grave prematurità alla nascita

Terapia ospedaliera della bronchiolite

In genere le misure terapeutiche in ospedale per un bimbo con bronchiolite sono:

  • Ossigenoterapia laddove possibile erogata con tecnica degli alti flussi
  • Infusione di liquidi ed elettroliti in vena
  • Aerosol con adrenalina (se opportuno)

Terapia a casa della bronchiolite

I cardini della gestione domiciliare del lattante con bronchiolite (che non presenti le indicazioni al ricovero sopra descritte) sono:

  • Lavaggi e aspirazione nasale: è fondamentale tenere il naso più libero possibile, soprattutto prima che il piccolo faccia la poppata
  • Assicurarsi che si alimenti e si idrati normalmente
  • Sotto la guida del proprio curante considerare aerosolterapia con broncodilatatori (che non sempre sono efficaci, ma può valer la pena tentare soprattutto se il piccolo soffre anche di broncospasmo)
Leggi anche – Tachipirina bambini: dopo quanto tempo fa effetto?

Serve l’antibiotico?

Assolutamente no. I virus non si curano con gli antibiotici.

La prescrizione di antibiotico si renderà però utile in caso di complicanze (ad esempio se alla bronchiolite si sovrappone un focolaio di polmonite).

Serve il cortisone?

Assolutamente no.

Il cortisone non è utile in caso di ostruzione dei bronchioli terminali (come nella bronchiolite) ma solo nei casi di laringospasmo oppure broncospasmo a livello di bronchi più grandi.

Leggi anche – Cortisone per la tosse dei bambini: quando il Bentelan?

Bronchiolite: provoca problemi in futuro?

Fortunatamente la maggior parte dei casi di bronchiolite guarisce completamente senza alcun esito a distanza.

Molti di questi bambini potrebbero però avere maggiore tendenza al broncospasmo (cioè asma) in corso di infezioni respiratorie.

Diversi studi descrivono l’esistenza di associazione tra bronchiolite e broncoreattività dei primi anni di vita: in pratica sembrerebbe che i bambini che sviluppano bronchiolite hanno anche una maggiore predisposizione ad andare in broncospasmo di fronte a molteplici fattori di stimolo infettivi.

Inoltre, diversi casi di bronchiolite esitano in una sintomatologia respiratoria caratterizzata da tosse e sibili che persiste nelle settimane successive l’episodio per poi andare gradualmente incontro a miglioramento.

Rari sono i casi in cui la bronchiolite non si risolve ed evolve in una malattia polmonare progressiva chiamata bronchiolite obliterante che compromette piccoli e grandi bronchi con formazione di bronchi ectasie (cioè dilatazioni bronchiali patolgiche). Queste forme polmonari ingravescenti si osservano più spesso dopo bronchioliti da adenovirus.

Prevenzione della Bronchiolite

Ecco una pratica lista di consigli per prevenire la bronchiolite nel vostro piccolo bimbo:

  • Allattamento al seno: è un importante fattore protettivo!
  • Evitate il fumo passivo: faciliterebbe l’infezione
  • Evitate la condivisione di giocattoli con altri bambini, specie se questi ultimi sono raffreddati!
  • Lavatevi le mani prima di toccare il bambino!

Pavilizumab (Sinagys) per prevenzione: in quali bambini?

Il Sinagys contiene Pavilizumab un anticorpo monoclonale contro il principale virus causa di bronchiolite: il VRS (Virus Respiratorio Sinciziale).

Viene utilizzato per prevenire le gravi conseguenze che potrebbero scaturire dall’infezione in particolari categorie di bambini a rischio:

  • Prematuri: più precisamente ogni bambino nato con età gestazionale inferiore a 35 settimane e che abbia meno di 6 mesi di vita all’inizio della stagione epidemica del VRS (novembre-marzo)
  • Età inferiore a 2 anni affetti da cardiopatie congenite emodinamicamente significative
  • Età inferiore a 2 anni che hanno dovuto ricevere cure per displasia broncopolmonare negli ultimi 6 mesi
  • Affetti da immunodeficienze: si è visto che possono trarne vantaggio anche se non ci sono raccomandazioni specifiche

Il Synagis viene iniettato in muscolo (sulla coscia) ad un dosaggio di 15 mg per ogni chilo di peso corporeo per una volta al mese per 5 mesi al fine di ottenere una protezione dal VRS per tutta la durata della stagione epidemica (da Novembre a Marzo).

Dott. Raffaele Troiano – Pediatra

  • Principi-Rubino, Pediatria generale e specialistica, Casa Editrice Ambrosiana, Seconda edizione, 2017
  • Foto di jun yang da Pixabay

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