Nurofen dopo Tachipirina? Si possono alternare?

Ibuprofene dopo Paracetamolo: una pratica diffusa non sempre giustificata

Nurofen dopo Tachipirina: è possibile darlo dopo appena 2 ore? Come comportarsi se la febbre risale prima delle canoniche 6 ore di attesa?

Sei su quest’articolo perchè probabilmente è risalita la febbre al tuo bambino dopo poche ore dall’ultima dose di antifebbrile dato poco fa.

È noto che l’uso alternato (Nurofen dopo almeno 2 ore dalla Tachipirina) di tali farmaci generi risultati migliori sull’abbassamento della febbre, col sorriso di tutta la famiglia. E una recente metanalisi del 2014 ci conferma ciò (1).

Ma ne vale davvero sempre la pena?

Cominciamo con una risposta netta ai tuoi dubbi: si è possibile, una tantum, alternare paracetamolo e ibuprofene per la febbre ma solo se questa supera 40°C!

Sotto i 40°C invece non ne vale realmente la pena ed è un inutile abuso di farmaci che fa contenta la famiglia ma non fegato e reni del bimbo.

Nurofen dopo Tachipirina: quando ne vale davvero la pena?

Vale davvero sempre la pena rincorrere l’abbassamento della febbre ad ogni costo? Fa più danni la febbre o l’abuso di farmaci?

Se faccio un articolo sull’atto di dare Nurofen dopo Tachipirina è perchè so bene che tale pratica è ampiamente diffusa: c’è chi ad esempio li alterna sistematicamente ogni 4 ore!

Come accennavo, ne vale la pena molto raramente: solo per i casi in cui la febbre superi persistentemente i 40°C (iperpiressia)!

Il pediatra può in tal caso scegliere l’uso alternato ovvero Nurofen dopo Tachipirina (o viceversa) distanziandoli almeno di 2 ore.

L’uso combinato invece (Nurofen e Tachipirina distanziandoli meno di 2 ore) è molto meno diffuso in Italia.

In caso di iperpiressia (febbre oltre 40) il pediatra sa infatti che deve sparare talora “la doppia cartuccia” e vi sarà davvero grato se voi genitori avrete evitato di abusare di tali cartucce per temperature non-iperpiretiche.

Per sparare la “doppia cartuccia” antifebbrile è opportuno infatti che fegato e reni non siano stati precedentemente bombardati da farmaci per fever-phobia da temperature sotto i 40.

Se abusate di farmaci sotto i 40, come facciamo poi noi pediatri a spingerci lievemente borderline con l’uso dei farmaci laddove serva davvero?

Al di sotto di 40°C infatti (parliamo della maggioranza degli eventi febbrili!) l’abitudine di alternare sistematicamente Tachipirina e Nurofen ogni 4 ore è un insensato “rimedio ansiolitico” utile più ai genitori che al bambino per 2 semplici ragioni:

  1. la febbre sotto i 40°C, per quanto disagevole, non ha alcuna urgenza di essere abbassata ed è possibile (e doveroso!) rispettare i corretti intervalli (che vi riporto dopo).
  2. i potenziali effetti epatici e renali derivanti dall’alternanza sistematica tra i due farmaci non sono a oggi ancora del tutto noti.

Nurofen dopo Tachipirina: ne vale la pena se il bimbo soffre di convulsioni?

Che mi dite? Soffre di convulsioni febbrili e quindi è giusto non far salire mai la febbre abusando di antifebbrili in barba a qualsiasi intervallo tra le dosi?

Purtroppo, nonostante le vecchie abitudini di dare antifebbrile appena si sfiorino i 37,5°C, è ormai un dato acclarato che gli antifebbrili non riescono a prevenire l’innesco della convulsione, ma di questo ve ne parlerò a breve in un altro articolo.

Paracetamolo o Ibuprofene: in base a cosa il pediatra sceglie l’uno o l’altro?

La scelta di variare antifebbrile va sempre presa discutendone col proprio pediatra curante in quanto l’adeguatezza di un antifebbrile dipende molto anche dagli altri sintomi che associati alla febbre.

Sarà il pediatra a scegliere se nella particolare circostanza clinica vuole sfruttare l’effetto antinfiammatorio dell’ibuprofene (che manca invece al paracetamolo).

O se gli basta l’effetto antifebbrile/antidolorifico del paracetamolo e vuole evitare l’ibuprofene perchè magari ad esempio il bimbo è disidratato (con maggior rischio di effetti renali da ibuprofene!).

Sarà il pediatra a scegliere se nella particolare circostanza clinica è più opportuno preservare il rene (evitando dunque l’ibuprofene) o il fegato (evitando invece il paracetamolo).

Qualche esempio?

In un bimbo disidratato per vomito e diarrea evitare l’ibuprofene (preferendo il paracetamolo) lo preserva dagli effetti nefrolesivi dell’ibuprofene che rischierebbero di essere enfatizzati in tale situazione.

Invece in un bimbo ben idratato ma con possibile deficit di glutatione (un metabolita che aiuta a detossificare il paracetamolo) perchè magari è inappetente e ha molti picchi febbrili da giorni, è forse opportuno usare ibuprofene per preservare il fegato.

Che mi dite?

L’ibuprofene in un bimbo inappetente non si può dare?

Va dato a stomaco pieno?

Ebbene questo è un altro mito da sfatare: ampi studi (vedi fonti in basso) dimostrano che alla dose minima indicata per la febbre, l’ibuprofene è molto ben tollerato e può essere preso anche a stomaco vuoto.

Quando è davvero il caso di cambiare antifebbrile?

Il nocciolo del discorso è dunque tutto nella seguente domanda: a quanto è risalita la febbre?

Abbiamo infatti imparato che può avere un senso solo se siamo sopra i 40°C (iperpiressia).

Bisogna ricordare infatti che temperature persistentemente (e sottolineo persistentemente) oltre i 40,5°C possono provocare un rallentamento delle attività metaboliche cerebrali.

Per tale ragione , già sopra i 40°C è opportuno rimboccarsi le maniche per abbassare la temperatura pur se ciò dovesse costare, una tantum (e sottolineo una tantum), anticipare una dose o cambiare farmaco.

Ma prima di sentire il pediatra per proporgli di variare i farmaci, è bene chiedersi: il farmaco che dato poche ore fa è stato dato per bocca o in supposta?

Se l’hai dato in supposta sappi che l’assorbimento rettale può essere capricciosamente variabile e dipendente dalla compresenza di feci in retto non ancora evacuate.

Per tale ragione se stai rilevando una scarsa performance dell’antifebbrile in supposta, prima di chiedere al tuo pediatra di cambiarlo, valuta di provare a somministrarlo per bocca (gocce, sciroppo o compresse orosolubili).

Che mi dici? Stai già utilizzando la via orale?

Benissimo.

Allora torno a pregare di una cosa: se è risalita ma è comunque sotto i 40°C il regalo più grande che puoi fare al fegato e al rene di tuo figlio è attendere il dovuto intervallo prima di ridare lo stesso antifebbrile.

Ti ricordo che il dovuto intervallo tra le dosi di antifebbrile è:

  • 6 ore per il paracetamolo evitando di superare le 4 dosi al giorno
  • 6-8 ore per l’ibuprofene evitando di superare le 3 dosi al giorno

In alternativa, se in accordo col tuo pediatra avete deciso di cambiare antifebbrile conviene poi proseguire con lo stesso farmaco evitando di alternarli sistematicamente.

Riassumendo

  • Paracetamolo e Ibuprofene non vanno alternati sistematicamente in una folle e inutile rincorsa alla defervescenza ove la febbre sia sotto 40.
  • I rischi ipotetici di una sistematica terapia alternata potrebbero infatti superare i rischi legati alla temperatura stessa, che sotto i 40 sono inesistenti e laddove presenti dipendono dall’eventuale gravità della infezione/malattia di fondo e non dalla febbre in sè.
  • Per febbre oltre 40 è ragionevole avvalersi di entrambi i farmaci ma tale intervento deve essere fatto dal pediatra che valuterà anche altri potenziali fattori di rischio (stato di idratazione etc).
  • L’intervallo di 2 ore tra Tachipirina e Nurofen è il tempo minimo da rispettare nella prospettiva di un uso “alternato” (volendo cosi evitare l’uso “combinato” ovvero contemporaneo a distanza di meno di 2 ore).
  • Quando si usano entrambi i farmaci il bambino deve essere molto ben idratato (deve bere!) per ridurre i rischi di danno renale.

Ricordiamo sempre che quando usati a scopo antipiretico tali farmaci non sono curativi, ma solo sintomatici.

Il loro razionale è dare un po’ di sollievo dal sintomo “febbre”, nulla di più.

E se tale sallievo debba esporre il bambino a taluni rischi (pur se teorici e mai verificati o esclusi) allora il gioco non vale più la candela.

Finchè la febbre non superi in modo persistente in 40,5°C (evento raro!) per quanto essa sia “seccante” fortunatamente non provoca danni all’organismo. E questa è una cosa certa.

Il potenziale danno renale da uso combinato/alternato di paracetamolo e ibuprofene invece è incerto.

E barattare il certo per l’incerto, ove non tale scelta non scaturisca da necessità di forza maggiore, al mio paese si chiama “azzardo”.

Dott. Raffaele Troiano

Fonti

1) Cochrane Database Syst Rev. 2014, Combined and alternating paracetamol and ibuprofen therapy for febrile children. Wong T, Stang AS, Ganshorn H, Hartling L, Maconochie IK, Thomsen AM, Johnson DW

2) Eur J Clin Pharmacol. 2014, Association between an excess risk of acute kidney injury and concomitant use of ibuprofen and acetaminophen in children, retrospective analysis of a spontaneous reporting system. Yue Z, Jiang P, Sun H, Wu J.

3) Fonte immagine: Foto di Opal RT da Pixabay

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