Vaccino 5-11 anni: milioni di dosi negli USA hanno convinto anche me

Vaccino Covid in bambini tra 5-11 anni: devo questo post a chi di voi mi segue da mesi e di recente mi ha posto domande in merito sul blog e pagine social.

Avrete infatti visto quanto io abbia sofferto all’idea di avventurarci con questo vaccino tanto nuovo nella fascia adolescenziale-pediatrica e quanto nei mesi scorsi sia stato tendenzialmente avverso a tale idea.

Ecco perchè riesco oggi a calarmi bene nei panni di quei genitori che, come me, hanno sempre vaccinato i propri figli ma che per questo vaccino in particolare sono rimasti avvolti da mille punti interrogativi.

I dubbi sono stati tanti, ma oggi, con l’avvento delle nuove varianti ad alta circolazione e dopo la somministrazione di milioni di dosi vaccinali ai bambini statunitensi, tali dubbi sono stati per fortuna in gran parte risolti.

I classici dubbi dei genitori che hanno devastato anche me

Perchè correre i rari rischi da vaccino (sia quelli noti che quelli ignoti a lungo termine) per proteggerli da una patologia di basso impatto pediatrico?

Che fine ha fatto il timore di miocardite autoimmune da vaccino che ci ha tanto impensierito agli esordi della campagna vaccinale negli adolescenti viste le segnalazioni avvenute soprattutto nei maschi?

E infine (dubbio spesso sollevatomi in epoca pre-delta e pre-omicron): perchè vaccinare i bambini se questi contraevano il virus prevalentemente dagli adulti e si poteva dunque supporre che proteggendo gli adulti i bambini magari non avrebbero mai incontrato il Covid?

Io sono stato mesi e mesi imbrigliato in tali dubbi e non sono bastati di certo i dati sui 3.000 bambini degli studi pre-autorizzazione a risolvermeli.

Ma le milioni di dosi fatte negli Stati Uniti negli ultimi 15 giorni (in particolare da quando dal 29 Novembre hanno cominciato a fare le seconde dosi) sono invece bastati a convincere persino un puntiglioso rompipalle come me.

Le miocarditi da vaccino furono infatti osservate entro 2 settimane dalla seconda dose in circa 60 adolescenti maschi e 9 femmine per ogni milione di vaccini.

Ma questa cosa non è per fortuna avvenuta in bambini sotto i 12 anni, rendendo pertanto ancor più rassicurante l’idea di vaccinare rispetto all’idea di lasciargli contrarre il Covid specie se si consideri che l’incidenza di miocardite da Covid è invece massima nell’età delle elementari..

Perchè non ho più i vecchi dubbi sul vaccinare i bambini

Oggi rispetto a 6 mesi fa sappiamo 2 cose fondamentali che fanno pendere l’ago di questa (per me) tanto sofferta scelta, in modo netto verso il vaccino anche nella fascia pediatrica:

  • La prima: a causa delle nuove varianti ad alta trasmissione l’ipotetico scenario in cui proteggendo gli adulti, i bimbi non si contageranno non è più reale. In tale scenario abbiamo sperato fino alla scorsa primavera quando affermavamo che “i bambini si contagiano poco tra loro” e “che si prendono il Covid perlopiù dagli adulti”. Con delta e omicron in giro, oggi non si tratta più di “se” lo prenderanno, ma di “quando”.
  • La seconda: il temuto rischio di miocarditi autoimmuni da vaccino (che, seppur rare, raggiunse il picco in adolescenti maschi) è come detto per fortuna drasticamente crollato sotto i 12 anni, sia nei maschi che nelle femmine. E va aggiunto che in questa stessa fascia di età il rischio di miocardite autoimmune da Covid è invece massimo.

Abbiamo dunque la fortuna che il vero mega-esperimento di massa l’hanno già fatto gli americani per noi (è un po’ cinica questa frase, lo so, ma di fatto è così): essi hanno coraggiosamente sottoposto già 5 milioni di bambini alla prima dose e quasi 2,5 milioni di bambini a entrambe le dosi.

Ebbene oggi, a circa 2 settimane dalla seconda dose in 2,5 milioni di bambini americani, non si sono registrati casi di miocardite.

E considerando che:

  • il rischio di miocardite da Covid è di circa 20 per milione di casi
  • la miocardite da Covid è tendenzialmente più grave poichè s’inserisce nel contesto di una sindrome infiammatoria più estesa (di nome MISC che mi capitò di vedere in un bimbo di 6 anni in reparto e che descrivo a questo link)
  • con delta e omicron in giro è certezza che prima o poi tutti i bambini incontreranno il Covid
  • e che infine il Covid induce la poco nota sindrome long-covid in una quota non trascurabile di bambini

…ebbene alla luce di tutte queste informazioni io oggi ho deciso di inserire mio figlio di 7 anni in piattaforma sperando di vaccinarlo quanto prima.

Il fantasma della miocardite ha aleggiato tra le mie paure per mesi, specie dopo le segnalazioni adolescenziali, tanto da condurmi a una forte avversione verso questo vaccino nei primi mesi.

Cosa vi insegna che un medico sia dapprima dubbioso e poi convinto?

Cosa vi fa dunque capire il fatto che mesi fa ero pieno di dubbi su questo vaccino (e non avevo remore a manifestarli a chi mi chiedeva) e invece oggi non vedo l’ora di vaccinare mio figlio?

Vi fa capire semplicemente che tutto il fango che spesso ci viene buttato addosso con stupide insinuazioni del tipo “medici venduti a Big Pharma” etc, sono un mare di scemenze.

Noi medici se abbiamo dubbi su un vaccino abbiamo la libertà di palesarli e non abbracciamo politiche vaccinali solo perchè “dobbiamo” o perchè qualcuno ce lo “impone” o ci “paga” (e quest’ultima è la scemenza più grande).

Se noi medici abbracciamo una politica vaccinale è perchè ce ne siamo convinti per primi.

Come tutti abbiamo i nostri dubbi, i nostri percorsi e spesso non siamo d’accordo tra noi, specie quando si dibatte nelle “aree più grige”, meno esplorate e con condizioni esterne in continuo mutamento.

Se oggi alla luce di milioni di dati ho deciso di vaccinare mio figlio, ove solo pochi mesi fa ero carico di dubbi sulla possibilità di reazioni autoimmuni cardiache nella sua fascia di età e inorridivo all’idea di vaccinarlo è semplicemente perchè oggi a differenza di ieri ho a mia disposizione il “mega-esperimento” che hanno fatto gli americani su milioni di bambini e ne traggo beneficio.

Sinceramente per i dubbi che avevo, non l’avrei mai vaccinato se non a valle di tali ampi dati di farmacovigllanza: se l’Italia infatti fosse partita per prima basandosi sui dati dello studio preliminare su 3.000 bambini probabilmente avrei aspettato a mettere mio figlio in piattaforma.

Ma cavoli! Ho oggi la fortuna di avere un mega-trial da milioni di dosi fatto dai bambini americani e impedisco a mio figlio di trarne beneficio?

Discorso forse un po’ cinico? Da “fifone”?

Non me ne frega niente: di fatto è così. Per una patologia dai rischi tanto rari non avrei vaccinato se non convinto da milioni di dati che col vaccino mio figlio rischia meno che col Covid.

Ma oggi con milioni di dati riesco a guardare mio figlio negli occhi mentre lo vaccino e mi sento con la coscienza a posto.

Dott. Raffaele Troiano

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